venerdì 7 settembre 2012

Lo spinning in mare - Parte ottava



TECNICHE DI PESCA CON GLI ARTIFICIALI
NEL MEDITERRANEO

LO SPINNING IN MARE
Parte ottava




Il jigcasting. Sembra ieri, ma sono trascorsi quasi venti anni! A farmi balenare l'idea del "jigcasting", verso la metà degli anni '90, fu un'insieme di coincidenze fortuite. Non avevo ancora cominciato a pescare a mosca, ma di quella tecnica invidiavo maledettamente la bellezza estetica dell'attrezzatura, l'eleganza dell'azione di lancio e la qualità delle mosche da mare, con la loro capacità di poter imitare tutto o quasi nelle forme e nei colori; dovete immaginare che, a quei tempi, il panorama degli artificiali da spinning era disarmante: ciò che si trovava nei negozi di pesca specializzati in mare proveniva in primis da Rapala ed Abu Garcia e spesso si trattava di artificiali pensati per la traina, con scarse capacità di lancio, oppure di artificiali da acque interne adattati all'uso in mare.

Ricordo che una volta, in una battuta di pesca autunnale in scogliera, incontrai un'altro pescatore a spinning: nel 1994 trovare qualcuno che pescava a spinning in mare era come incontrare un passante attraversando a piedi il deserto del Sahara. Era un americano e, fortunatamente, era più logorroico di me: parlammo per circa due ore, quasi ininterrottamente! Ricordo che sbirciando nella sua scatola degli artificiali notai la presenza quasi esclusivamente di jig in bucktail, ma ciò che mi colpì maggiormente fu il fatto che utilizzava una canna da casting con un mulinello rotante  low-profile! 


Attrezzatura da casting e jig dressati!!!!! Sembrava il controaltare della pesca a mosca in mare: l'attrezzatura da casting riusciva a suscitare quella sorta di fascino "tecnologico-feticista" che caratterizza tutte le passioni moderne, mentre i jig mi facevano pensare alla possibilità di dressarli a piacimento. Di quell'incontro mi rimase il ricordo dell'eleganza del lancio a casting, una manciata di jig da mare ed una frase a cui, li per li, diedi poca importanza: “La pesca con i jig tende a separare i pesci grandi da quelli piccoli, così come separa i pescatori più bravi da tutti gli altri".
Fu solo qualche anno più tardi che capii il vero significato di quella frase.


Prima di proseguire, però, facciamo un piccolo passo indietro: che cosa è il jigcasting? Il jigcasting è essenzialmente una tecnica dello spinning che prevede l’uso di teste piombate o jig-head; le jig-head possono essere montate con esche siliconiche oppure con piume ed altri materiali di derivazione mosca ed assumono il nome comune di jig. Le tipologie delle jig-head sono tante e, a seconda del tipo di testina, possiamo simulare sia il nuoto nelle varie profondità, che le diverse fasi comportamentali dei pesci, persino l’atto di grufolare nella sabbia.


E’ inoltre possibile abbinare qualsiasi bait, grub, shad o minnow siliconico montato su amo singolo ed eventualmente equilibrato con dei leggerissimi pesi aggiuntivi.
In altre parole, non solo abbiamo la possibilità di utilizzare una varietà di colori e dimensioni praticamente infiniti, ma possiamo utilizzare imitazioni di granchi, gamberi e persino piccoli vermi, per estendere la nostra pesca con gli artificiali anche agli stessi pesci grufolatori (in precedenza prerogativa della sola SWFF).
Ultimo, ma non ultimo punto a favore, abbiamo l’innegabile vantaggio di avere il jig quasi sempre legato in maniera solidale con il terminale (solitamente utilizziamo nodi diretti a doppio passaggio) e, pertanto, avere un livello di sensibilità sul polso altissimo, amplificato notevolmente se utilizziamo una canna da casting con cut out nel manico; durante il recupero, in assenza di vento, è persino possibile accorgersi quando si sfiorano colonie di posidonia o piccole dune di sabbia. 



Nel lontano 1994 mi sembrava che il jigcasting potesse diventare la tecnica più specializzata all’interno dello spinning in mare, di certo quella più difficile da interpretare in quanto bisognava sapere esattamente che cosa si voleva insidiare e come, e, altrettanto certamente, si trattava di una tecnica che non lasciava spazio alcuno alla cattura fortuita. 



Il feticismo febbricitante e nascente del casting fu soddisfatto qualche mese dopo l’incontro con l’angler americano: tramite un amico negli USA riuscii a farmi costruire una canna da casting da Ira Stutzman della Hells Canyon Custom Rod su un grezzo Sage 470, con tanto di cut–out sotto l'impugnatura a pistola. Ammetto che i miei primi tentativi con il casting furono goffi e spesso contraddistinti da mostruose parrucche della lenza, ma alla fine vinse la testardaggine. I risultati, però, non tardarono ad arrivare, anche se in un primo tempo si limitarono ai predatori tradizionali. La facilità con cui si poteva simulare ogni tipo di nuoto del pesce foraggio e la sua profondità di azione, mi diedero un forte entusiasmo: dalla barca con le jig head da 1 0z. era persino possibile pescare su mangianze che si tenevano in profondità (6/7 metri) e le esche siliconiche (i gamberetti della DOA e i piccoli worm a imitazione delle San Juan flies) mi avevano portato alla cattura di alcuni grufolatori nella pesca da terra. 
 

Quando, infine, catturai una spigola in 30 centimetri d’acqua con un granchio siliconico mi sembrò di esser pronto ad affrontare una sorta di master della pesca, ad onor delle vero sarebbe più corretto definirlo un’insensato gesto di testardaggine: affrontare una flat caraibica, la terra per eccellenza del saltwater flyfishing, con l’attrezzatura da spinning. 



Nel febbraio del 2001, dopo aver studiato quasi a memoria il libro Fishing the Flats di Mark Sosin e Lefty Kreh, ero con una guida maya in Yucatan, a bordo di un panga che si muoveva nelle sterminate paludi salmastre di Ascension Bay e con l’idea fissa di prendere un permit con i wobbler! 



I wobbler sono delle jig-head piatte, leggermente rialzate verso l’alto, solitamente dressate con marabou e flash hair, che permettono un affondamento lento, a zig-zag, e poi un recupero a piccoli saltelli sul fondo, cercando di simulare lo spostamento laterale di un granchio.



Apparentemente sembrerebbero meno efficaci del realismo di un granchio siliconico, ma basta osservare come nel SWFF il Crazy Charlie sia apprezzato dai bonefish meglio di qualsiasi altra imitazione di gambero, per capire che i pesci non ragionano come noi.


Dopo aver cileccato un paio di permit per l’imprecisione del lancio, finalmente riesco a posizionare il wobbler dove doveva essere e, al quinto o sesto balzello sul fondo, inizia quel "canto" caro a tutti i pescatori: lo strike del mulinello.
BINGO!!!!!!!!!!!!!! Certo, avessi pescato a mosca, di permit ne avrei preso un altro paio, ma il risultato che stavo cercando era arrivato e, in ogni caso, nell’arco della giornata un paio di bonefish ed un tarpon, tutti presi con i jig, mi fecero conquistare la stima dei flyfisher del lodge, che inizialmente mi avevano guardato dall’alto in basso per via dell’idea di pescare a spinning in una flat.
A questo punto ci sarebbe da chiedersi perché mai continuiamo a pescare con un minnow (che ci porta a condizioni idrodinamiche “obbligate”) quando con i jig abbiamo la libertà di effettuare tutti i movimenti che vogliamo a tutte le profondità di pesca? Perché mai continuiamo a spendere una fortuna in artificiali, quando con i jig possiamo costruirci l’imitazione di qualsiasi cosa vogliamo a costi ridicoli? 


E infine, dove mettiamo la soddisfazione di una cattura con un artificiale costruito con le nostre mani? La risposta è nella frase dell’angler americano: “La pesca con i jig tende a separare i pesci grandi da quelli piccoli, così come separa i pescatori più bravi da tutti gli altri".


Ovviamente il jig casting non può sostituire altre tecniche dello spinning in mare come, per esempio, il surface fishing oppure lo spinning pesante, ma certamente rappresenta una tecnica che si adatta al 70% delle situazioni di pesca del mediterraneo.


Guru, guretti e gurettini. Permettetemi, per concludere, di fare una piccola precisazione: nella Parte Prima di questa serie di post basati sulla mia personale esperienza nelle Tecniche di pesca con gli artificiali ho premesso l'aspetto più importante che è alla base di queste pagine, ovvero il fatto che non ho la pretesa di essere un detentore di verità con la V maiuscola, non parlo per assoluti, ma cerco di identificare le costanti e l'unico scopo di queste mie parole è quello di dare uno stimolo interpretativo alla pesca con gli artificiali. Ciò nonostante credo anche di poter parlare a monte di quasi trent'anni di esperienza di pesca con gli artificiali, di parecchie centinaia di pesci catturati (e rilasciati) e decine di documentari realizzati con Caccia & Pesca, programmati con mesi di anticipo, che hanno portato a catture nell'unico giorno di riprese. Tuttavia mi viene facile immaginare che quanto ho scritto finora e quanto seguirà (in particolare quando affronteremo temi "caldi" come il C&R o l'uso dell'amo singolo al posto dell'ancoretta), susciterà le critiche dei "mediani" della pesca su internet, cioè di quegli angler che, avendo il bottone dell'importanza di sé perennemente schiacciato e tronfi di qualche decina di catture, hanno la capacità di criticare anche a monte di una lettura superficiale e non consequenziale di quanto ho scritto, per poter fare sfoggio della propria cruda ed incolta sapienza.
Personalmente il raglio dell'asino non mi ha mai infastidito e dubito che inizierà a farlo adesso!
Però mi preme sottolineare un paio di aspetti che vorrei siano sempre presenti nei vostri giudizi:
- un'ipotesi è vera solo nel momento in cui voi potete sperimentare direttamente che funziona; in tutti gli altri casi è pura teoria. Non fermatevi mai alla teoria, ma diffidate di chi vi spaccia la validità di un'ipotesi priva di motivazioni a supporto perchè ……. quello che parla è un'asino!
- l'esperienza deriva dalla conoscenza, ma quest'ultima è la somma di quanto appreso a livello teorico e poi sperimentato direttamente. La conoscenza alieutica, però, si basa anche sul sapere teorico-scientifico. Sebbene stiamo vivendo in un'epoca in cui l'ignoranza si è trasformata da vergogna in vanto, diffidate sempre di questo vanto .... quello è il raglio dell'asino!


11 commenti:

  1. Qusto articolo mi riporta indietro nel tempo. Mi riporta al giorno in cui dal giornalaio sfogliando una rivista di settore italiana notai la foto di un siliconico su jig in un contesto del tutto diverso dal solito. L'unica foto in cui all'epoca si poteva vedere un silconico che non fosse un raglou riguardava il bass fishing, ma quelli erano scogli ed acqua limpidissima, non c'erano dubbi era il mare! ed era un tuo articolo sullo spinning in mare al quale ne seguì almeno un 'altro. Anche se ho inziato in fresh water e acquistavo spesso riviste, ancora oggi quella è l'unica rivista che ancora conservo. Fu una sorta di scintilla, da li si aprì un mondo nuovo, così immenso e ricco di nuovi stimoli che reputo capace di affascinarmi per il resto della vita. Su quell'articolo, scritto sopra in piccolo c'era inoltre il link del vecchio forum di seaspin e li si apri un'altro universo in cui specialmente all'epoca si poteva apprendere e condividere in modo puro. Oggi tra quella manciata di artificiali che seleziono per una battuta, gran parte è costituita da jig con siliconici (molti antincaglio)ed il resto topwater, fin ora non ho mai avuto bisogno di altro Che altro dire, complimenti per tutti i tuoi articoli e per il tuo modo di vivere la pesca. Capisco anche la parte riguardante i guru e gurozzi; penso che alcune tecniche e temi sullo spinning in mare in italia siano più acerbi che in altri Paesi ed è per questo che spesso l'ignoranza è pronta a sommergere con le sue sterili generalizzazioni o persino battutine fuorvianti se solo si usano termini tecnici magari in inglese, termini ormai acquisiti non solo in america o giappono o solo nel fresh water italiano ..

    RispondiElimina
  2. Ciao Pasquale,

    beh .... che dire .... grazie!

    RispondiElimina
  3. Alessadro secondp te anche per serra vanno bene? Che esperienze hai con questi predatori e jig siliconici? Complimenti sei davvero in gamba!!

    RispondiElimina
  4. Se non ti dispiace puoi consigliarmi marche particolari di siliconi o possono andar bene tutti?

    RispondiElimina
  5. Parti da un presupposto: un "pesce predatore" si ciba di "pesce foraggio" ed attaccherà qualsiasi cosa che, per movimento, colore e forma, assomiglia ad un "pesce foraggio". Va da se' che una soft bait, nel momento in cui imita un pesce foraggio, funziona anche con i pesci serra.
    Nel caso specifico dei pesci serra, però, vanno fatte alcune distinzioni in merito alle condizioni meteo-marine di pesca perche' la "difesa" principale di un serra e' la vista!
    In acque sporche di torba (per esempio una foce dopo una forte pioggia) questa difesa non esiste ed e' fin troppo facile allamarlo! In questo caso la pesca e' come sparare sulla croce rossa in guerra.
    In acque chiare e calme se tu lo vedi vuol dire che lui ti ha già visto e puoi anche scordarti l'idea di allamarlo: non crederà a niente di ciò che tu gli puoi proporre!
    In acque leggermente increspate (oppure calme, ma a lunga distanza) te lo "giochi in velocità", pertanto molte delle soft bait non sono adatte. Personalmente, in questo caso, ho utilizzato spesso dei grossi worm (6" e 8") da bass recuperati molto velocemente! Proprio per via della velocita' del recupero la qualita' principale dei worm (solitamente la morbidezza)
    viene meno e puo' andar bene qualsiasi marca.
    In scaduta o su onda dovrebbero funzionare ugualmente, ma solitamente in questi casi preferisco usare un surface o un lip-less.

    RispondiElimina
  6. Comme li inneschi questi woem alessandro? Ma worm tipo senko?o tipo anguilline e gronchetti?

    RispondiElimina
  7. No, tipo senko e con innesti tradizionali con ami da worm.

    RispondiElimina
  8. ho capito quindi non jig con testina piombata ;)

    RispondiElimina
  9. buongiorno alessandro bellissimo questo articolo.
    Posso chiederti con cosa e come pitturi le testine piombate dei jig che fai da te?
    grazie

    RispondiElimina
  10. inoltre col jigcasting usi moschettoni o nodi diretti? una bella seccatura rifare il nodo ad ogni cambio esca o no!!??

    RispondiElimina
  11. Ciao Giuseppe, le jighead le puoi dipingere in vari modi, personalmente preferisco gli smalti (per intenderci quelli da unghie femminili) perchè nelle colorazioni riesco ad adattarli al dressing generale, poi proteggo la verniciatura con un sottile strato di bicomponente. Per quanto riguarda la tua seconda domanda, sarebbe sempre meglio il nodo: haiun contatto più diretto con il jig e ti favorisce i movimenti nella maggior parte dei casi; se, sempre ai fini del movimento, hai diverse necessità (come nel caso dei wobbler) puoi sempre fare un nodo ad asola. Ammetto che è davvero palloso fare il nodo ogni volta che cambi artificiale, però considera che il nodo è l'anello debole della catena ...... nello spinning, poi, ad ogni lancio eserciti sul nodo stesso delle pressioni fortissime che vanno ad inficiare la sua resistenza ....... se perdi un pesce perchè il nodo ha ceduto piangi per una settimana, quindi non tutti i mali vengono per nuocere :-)

    RispondiElimina