giovedì 16 agosto 2012

Lo spinning in mare - Parte terza


TECNICHE DI PESCA CON GLI ARTIFICIALI
NEL MEDITERRANEO

LO SPINNING IN MARE
Parte terza



Brevi cenni sulle attrezzature.

Canne: azione e potenza di lancio. Essi sono a tutti gli effetti la base portante di una canna e rivestono un’importanza rilevante nell’ambito della scelta del nostro attrezzo. Durante la costruzione di una canna l’effetto combinato della conicità del fusto e dello spessore delle pareti stesse del fusto ci danno diversi livelli di flessione che definiremo azione e diversi livelli di rigidità che esprimeranno la potenza della grammatura di lancio, che in molti casi viene riportata, secondo la misurazione anglosassone,  in once.
Per quanto riguarda l’azione possiamo dividere le canne nei seguenti diversi tipi di flessione:
- di punta o fast: in questo tipo di azione possiamo individuare due diverse categorie: extra fast dove la flessione durante il lancio riguarda principalmente il vettino e fast dove la flessione interessa un 20% dell’intera lunghezza del fusto.
- media o moderate: la flessione durante il lancio sfrutta il 40% della lunghezza complessiva del fusto.
- parabolica o slow: dove possiamo avere una flessione parabolico progressiva (moderate slow) che interessa il 70% della lunghezza oppure una flessione parabolica totale (slow), che si esprime per quasi tutta la lunghezza del fusto.
Il livello di flessione ci interessa per tre fondamentali ragioni: sensibilità nel recupero, ammortamento delle fughe della preda e precisione di lancio. Una canna ad azione di punta più o meno marcata ci consente una maggiore sensibilità sull’artificiale e, pertanto, una maggiore prontezza nella ferrata, ma nel recupero della preda la canna ci offre una capacità di ammortamento molto ridotta; in caso di grosse prede si può rimediare solo con una perfetta regolazione della frizione del mulinello. Le canne ad azione media o parabolico progressiva lavorano all’opposto; pur non offrendo la sensibilità di una canna ad azione di punta ci offrono un valido aiuto nel recupero delle prede, che in alcuni casi può rivelarsi fondamentale. Personalmente ritengo che nello spinning in mare, dopo una gavetta iniziale in cui le canne ad azione media o media progressiva ci permettono di rimediare ad alcune inesperienze, quelle ad azione di punta siano da preferire in quanto oltre a permettere una maggiore sensibilità sull’artificiale, con conseguente incremento sia della capacità di animarlo, sia dell’anticipo di ferrata, ci consentono una superiore precisione di lancio.

Lunghezza. Questa è stata a lungo la vexata quaestio dello spinning in mare e, ancora oggi, i pareri sono contrastanti. Personalmente richiamo l’attenzione del lettore agli assiomi a) e b) enunciati nella “Parte prima”. In buona sostanza la lunghezza della canna deve poter permettere all’angler di imporre i movimenti all’artificiale e quindi anche il poter variare velocemente l’angolatura del recupero. Come ho già avuto modo di dire, ritengo che, per poter gestire al meglio un artificiale in wading, le misure comprese tra 7’ e 8’ (2,10 e 2,40 mt.) siano perfette; saltuariamente, in particolar modo se peschiamo da scogliere, possiamo arrivare fino ai 9’ (2,70 mt). Altre lunghezze uguali o superiori ai 3 metri ci fanno entrare nel “surf-fishing”, simile allo spinning, ma concettualmente diverso.
E’ importante tener presente che la prima valutazione di una canna la facciamo in base al disegno del manico. Il manico, partendo dalla base verso il cimino, è composto da: butt cup, rear grip, reel seat e fore grip. Una prima regola che ci permette di effettuare una selezione sarebbe quella che la lunghezza complessiva al di sotto del reel seat (portamulinello), quindi la parte composta da butt cup e rear grip, una volta impugnata la canna, non superi quella del gomito; se la lunghezza fosse superiore ostacolerebbe i movimenti del polso e la rotazione della canna e potrebbe impigliarsi sui waders o sul gilet, ostacolando i movimenti che ci consentono di far cambiare direzione al nuoto dell’artificiale o di assecondare le fughe di una grossa preda. Un discorso a parte, invece, meriterebbe il foregrip, il più delle volte poco considerato in funzione di impugnatura di appoggio per il recupero di un grossa preda. Un foregrip di almeno 9-10 cm., infatti, diventa utilissimo durante il recupero di una preda impegnativa.

Qualità dei materiali. Nella scelta di una canna valutiamo anche i processi produttivi. Quasi tutta l’attuale produzione mondiale di canne da spinning prevede l’utilizzo di fibre sintetiche quali carbonio o grafite per la costruzione del fusto; le differenze sostanziali tra il carbonio e la grafite sono costituite dagli indici di purezza dei materiale derivati per fusione. In altre parole se la “cottura” dell’impasto di fibre aramidiche e microinerti  (questi ultimi spesso di tipo ceramico o metallico utilizzati per irrobustire il grezzo) viene sottoposta a temperature di 1800/2000 gradi otterremo il carbonio, se la facciamo salire tra i 2700 ed 3000 gradi otterremo un processo di cristallizzazione del materiale che, eliminando a livello molecolare tutte le impurità e le sacche d’aria, ci permette di ottenere ciò che comunemente chiamiamo grafite. L’indice di purezza della grafite viene definito in “modulo” e sarà maggiore in relazione alle temperature ed ai tempi del processo di surriscaldamento. Nelle successive fasi di lavorazione il tessuto di grafite viene applicato a mock-up in acciaio che permettono di dare la voluta conicità e gli spessori del fusto; in seguito la posa del materiale verrà “fissata” mediante l’uso di resine epossidiche. Le ultime fasi di lavorazione prevedono la possibilità di un rinforzo della parte esterna del fusto mediante l’uso di svariati materiali quali, per esempio, il kevlar, titanio ed altri ancora che possono contribuire a rinforzare l’intera struttura e che spesso sono oggetto di una lavorazione esclusiva. Nel valutare la qualità di una canna dovremo, pertanto, verificarne sia la qualità del modulo, sia lo spessore interno del grezzo, sia (quando la casa produttrice lo rende noto) il processo di realizzazione dello stesso blank che può prevedere una lavorazione del tessuto di grafite con strati apposti in diversa sequenza e atti ad esaltare le qualità flettenti e di robustezza. Un'ultimo aspetto, da non sottovalutare nell'acquisto di una canna, è la presenza o meno di una garanzia a vita al primo acquirente. Talvolta questa garanzia viene offerta anche per l'acquisto del solo blank e ciò significa che qualsiasi difetto o rottura si dovesse verificare durante il corso degli anni, porterà automaticamente alla sostituzione del pezzo o dell'intera canna da parte della azienda costruttrice. Ovviamente questa garanzia non può essere offerta per le  attrezzature di fascia media, ma l'aspetto non è da poco e quando è presente è indicativo sia della qualità generale della canna, che della serietà aziendale.
Infine, nella qualità generale di una canna, dobbiamo anche considerare la qualità della componentistica. La maggior parte delle impugnature delle canne è realizzata in sughero, materiale che, oltre ad essere estremamente leggero, ha il grosso vantaggio di essere impermeabile e di non richiedere particolari manutenzioni. Il sughero viene tagliato in dischi dello spessore di un centimetro circa, assemblato attorno al blank per poi essere sagomato a seconda delle esigenze. Al sughero portoghese vengono riconosciute caratteristiche di qualità superiori, anche se recentemente hanno fatto la comparsa anche nel mercato delle canne da spinning  saltwater  schiume di materiale sintetico (eva foam), ricavate da particolari lavorazioni del neoprene, attualmente in uso nelle canne da traina ed altrettanto pratici e resistenti.
L’attuale produzione di reel-seat (portamulinello) delle maggiori marche prevede largamente l’uso di grafite per favorire la leggerezza generale della canna e alcuni modelli offrono la possibilità di disporre del cut-out, una sorta di taglio sotto lo spazio che occupa il dito indice che permette di poggiarlo direttamente sul grezzo (blank), con un grosso guadagno in termini di sensibilità.
Ultimo, ma non ultimo elemento della componentistica sono gli anelli guidafilo; il loro principale compito è la salvaguardia delle caratteristiche di resistenza dei monofili e la relativa scorrevolezza mediante l'utilizzo di materiali anti-attrito, ma è di fondamentale importanza anche il loro numero, in quanto una distribuzione più capillare lungo il fusto permette alla canna di distribuire meglio lo sforzo del lancio e quello di un recupero gravoso. In una canna da spinning solitamente si trovano sette anelli (incluso il cimino), che sono appena sufficienti nel caso di lunghezze fino a 2,10 metri, ma decisamente scarsi se la lunghezza diventa 2,40.
Fermo restando il fatto che nella scelta di una canna siamo obbligati a fare i conti anche con il portafogli, ricordatevi che una canna da 400 euro non vi fa pescare più di una da 100 euro; se una canna vi permette di gestire bene i movimenti dell’artificiale e vi consente una gittata ottimale per i vostri luoghi di pesca, molti dettagli andranno scelti in virtù di aspetti personali che, comunque, diventano secondari. Metterei solo l’attenzione sulla presenza o meno del cut-out nel manico, in quanto un aumento della sensibilità diventa molto utile in azione di pesca.

Il concetto di equilibrio. Gli abbinamenti successivi di mulinello, braided e terminale, diventano  fondamentali per un equilibrio generale dell’attrezzatura e per il tipo di artificiale che vogliamo usare, a sua volta scelto in relazione al tipo di preda che vogliamo insidiare.
Per evitare di perderci in un mare di esempi, prendiamone uno che può essere rappresentativo di una scelta ben precisa: vogliamo pescare in una zona di costa rocciosa con fondale medio basso e composto da sabbia, posidonia e scogli semisommersi. La possibilità di cattura maggiore è rappresentata dalla spigola, ma in condizioni di scaduta potrebbero aggiungersi i barracuda, a volte i serra di dimensione medie e, a seconda della stagione, piccole lecce e giovani lampughe. Scegliamo una canna lunga intorno ai 7’ (2,10 mt.) per un lure weight compreso tra 5/8 e 1 oz, quindi 18-28 grammi. L’abbinamento del mulinello dovrebbe essere un 4000 (classificazione Shimano), pertanto un mulinello che ci consente di avere un max drag di frizione compreso tra i 3 ed i 4 kg. e un carico di braided da 30 libbre intorno ai 110-130 metri. Perché un braided da 30 lb. e non da 20 lb. o inferiore? Perché il braided, pur sopportando carichi di rottura elevati, è soggetto all’abrasione per contatto e quest’ultima dipende dal diametro. Cento o più metri di braided da 30 libbre sono più che sufficienti per qualsiasi preda possiamo incontrare in questi luoghi di pesca. Assicuriamoci innanzitutto di aver caricato il braided nel mulinello con collegato uno spezzone iniziale di 3-4 metri di nylon; il nylon aderirà alle pareti del tamburo molto meglio del braided ed eviterà che quest’ultimo possa ruotare su se stesso; solo alcuni mulinelli da casting hanno un piccolo fermo presente all’interno del tamburo che evita questo accorgimento. Se usiamo un mulinello tradizionale (non rotante) evitiamo di caricare il braided fino alla sporgenza del bordo superiore, ma teniamoci qualche millimetro più sotto; in questo modo abbiamo lo spazio per il terminale in nylon nella condizione di riposo e minimizziamo il rischio di parrucche.
A questo punto possiamo collegare il terminale in nylon adattando lo spessore alle diverse condizioni di pesca. Perché il terminale? Innanzitutto perché è la parte più soggetta all’abrasione, quella più vicina all’artificiale e alla preda e un terminale di 1-1,20 mt. di nylon garantisce una maggior resistenza all’abrasione durante il combattimento, durante un recupero vicino ad ostacoli semisommersi,  in caso di incaglio, forzando, si spezzerà sul nodo di congiunzione proteggendo l’intera lunghezza del braided e infine risulta meno visibile del braided stesso (spesso colorato) agli occhi del pesce.
Ultimo, ma non ultimo vantaggio: possiamo adattare lo spessore del terminale alle diverse condizioni di pesca. In acque eccessivamente chiare scendiamo fino allo 0,20-0,22, mentre, in caso di acque torbide o moto ondoso in scaduta, saliamo fino all’ 0,28-0,30.
In questo modo abbiamo un’attrezzatura equilibrata in tutti i rapporti di peso e potenza; se dovessimo avere necessità di maggiore potenza probabilmente avremo una canna con lunghezza di 8’ (2,40 mt.), per un lure weigth compreso tra 1-1/2  e 2 oz. (32-58 grammi), pertanto potremo abbinare mulinello di classe 6000 o superiore (classificazione Shimano) a seconda delle situazioni di pesca ed abbineremo un braided da 50 lb. con terminali che vanno dallo 0,40 allo 0,60, a seconda delle prede che vogliamo insidiare.

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